Sanità, Amati: “Su liste d’attesa Emiliano sbaglia e lo dicono i dati raccolti dalla Regione”

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“Il Presidente Emiliano sbaglia e proverò a fargli cambiare idea. La nostra proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa non colpevolizza i medici ma li rende protagonisti della missione di ridurle. Così come chiedono i cittadini e come prescrive la legge, il contratto dei medici e pure il nostro ottimo regolamento.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione bilancio della Regione Puglia Fabiano Amati, commentando le dichiarazioni rese oggi dal Presidente della Giunta regionale della Puglia Michele Emiliano a margine di un convegno sull’accoglienza nelle strutture sanitarie regionali.

“L’attività a pagamento non è una sorta di libera professione dentro l’ospedale, o un aiuto fuori dall’orario di lavoro che i medici danno per abbattere le liste d’attesa. È invece una possibilità offerta ai pazienti di scegliersi il medico, diventata però un rimedio per scalare le lunghe attese per le visite istituzionali.

Che di questo si tratti è provato dal fatto che dai dati raccolti dalla Regione risulta che i tempi d’attesa siano profondamente disallineati, per le classi di priorità breve e differita, e a parità di numero di prestazioni, personale impiegato e ore di lavoro dedicate.

A questo si aggiunga che l’attività libero professionale determina un sensibile disavanzo a carico dei bilanci delle aziende sanitarie e ospedaliere, come risulta da uno studio effettuato dal Consiglio regionale, e che tutto il sistema di trasparenza e di contabilità analitica previsto dalla legge sulla materia dell’intramoenia risulta generalmente eluso. A questo proposito stiamo ancora attendendo la pubblicazione completa dei dati sui siti internet delle aziende sanitarie, ospedaliere e dell’Università.

Sarebbe certamente da schiocchi pensare che la nostra proposta di legge possa risolvere tutto il problema dell’attesa in sanità, ma è verosimile che le sue disposizioni possano aiutare a ridurre fortemente il suo impatto nella vita delle persone.

Spero pertanto che la nostra proposta di legge sia approvata al più presto, e si evitino le parole della colpa a carico degli uni o degli altri, perché l’unica colpa sarebbe non sentirsi in colpa, non occuparsene o sminuire la portata del problema che abbiamo da risolvere”.

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