Salta tavolo con Ilva. Amati: “La Regione utilizzerà tutti i suoi poteri”.

“Con la sua decisione, l’Ilva ha sferrato un pugno in faccia alle istituzioni e ai cittadini pugliesi. A questo punto ognuno andrà per la sua strada e la Regione Puglia assumerà tutte le iniziative autoritative, nel senso che governerà la vicenda con tutti i poteri che la legge le conferisce, non sprecandone nemmeno uno, visto che la decisione dell’Ilva non tiene conto del dovere di custodia della terra e di tutela del territorio che noi difendiamo.”: questo il commento dell’assessore regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, a seguito della decisione assunta dall’Ilva di non negoziare più sulla possibilità di utilizzare l’acqua proveniente dall’impianto di affinamento Gennarini Bellavista di Taranto, risparmiando così i 250 litri al secondo che l’Ilva preleva dal Sinni ed utilizza per scopi industriali.

Il secco no da parte di Ilva è giunto nel corso della quarta riunione tecnica sull’argomento convocata dall’assessore Amati e alla quale hanno partecipato l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Taranto Costanzo Carrieri, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Taranto Alfredo Spalluto, il Direttore generale di Aqp Massimiliano bianco, il Segretario generale dell’Autorità di bacino della Puglia Antonio di Santo, il Dirigente dell’Ilva di Taranto Girolamo Archinà e dirigenti della Regione Puglia.

La riunione di questa mattina seguiva un primo incontro tecnico relativo all’avvio dell’impianto, che si è svolto il 17 novembre 2010, una seconda riunione, svoltasi il 17 gennaio scorso, tra il presidente Nichi Vendola, l’assessore Fabiano Amati e il vice presidente dell’Ilva Fabio Riva, convocata per discutere dell’utilizzo dell’acqua del Sinni per le necessità industriali ed un terzo, svoltosi il 24 gennaio scorso.

Dalle tre riunioni era emerso che il completamento e la messa in funzione dell’impianto di affinamento di Taranto Gennarini Bellavista avrebbe permesso di risparmiare i 250 litri al secondo di acqua destinata all’uso potabile, che l’Ilva preleva dal Sinni per le proprie attività, ed alimentare così la Diga Pappadai. L’Ilva avrebbe potuto compensare il mancato prelievo dell’acqua dal Sinni utilizzando il quantitativo necessario dall’impianto di super affinamento Gennarini Bellavista, che sarebbe stato gestito da Acquedotto Pugliese.

Sulla questione l’Ilva aveva dato la sua disponibilità all’approfondimento della questione ed in particolare, nel corso della scorsa riunione, si era convenuto sulla necessità di un confronto tecnico bilaterale tra Ilva e Acquedotto Pugliese destinato a verificare i costi di gestione dell’impianto per quantificare l’eventuale contributo che l’Ilva avrebbe dovuto versare in cambio dei 250 litri al secondo che proverrebbero dall’impianto di affinamento.

Intanto, dopo l’emersa esigenza di realizzare una rete di distribuzione interna allo stabilimento Ilva, l’assessore Amati, come da impegni assunti, aveva scritto una lettera al Capo Dipartimento di Protezione civile Franco Gabrielli, per chiedere l’autorizzazione all’utilizzo delle economie risultanti dal progetto per la costruzione degli impianti di super affinamento Gennarini e Bellavista di Taranto per realizzare la rete di distribuzione interna allo stabilimento.

“Mi stupisce e mi dispiace moltissimo – ha dichiarato Amati – che di fronte ad una mia specifica richiesta di disponibilità a sostituire l’acqua destinata al potabile prelevata dal Sinni con quella super affinata proveniente dall’impianto Gennarini Bellavista di Taranto, a fronte di un contributo economico da destinare ad Aqp per la gestione di quest’ultimo, con un risparmio rispetto a quanto attualmente viene versato da Ilva all’Eipli e alla regione Basilicata, l’Ilva abbia risposto con un secco no. Questa risposta mi dice che fino ad oggi i rappresentanti dell’Ilva hanno partecipato ai tavoli di confronto con una riserva mentale, sapendo già di non voler concludere quest’accordo. Il problema è che gli esponenti del gruppo di Taranto non si sono resi conto che i loro interlocutori erano istituzioni pubbliche come la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto, oltre al gestore pubblico del Servizio idrico integrato, ovvero l’Acquedotto pugliese, sottovalutando quindi l’interesse dei cittadini e del territorio in questa vicenda, nonostante il nostro sforzo di tenere conto anche degli utili industriali e delle esigenze aziendali”.

Data: Mar, 08 Febbraio 2011 @ 15:13

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