“Questo Consiglio regionale ha bisogno di discontinuità”

“Oggi in Consiglio regionale ho subito una gravissima ingiustizia nelle mie prerogative e assistito a una curiosa applicazione dei criteri di necessità, urgenza e danno incombente per legiferare”.
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“È accaduto che il mio emendamento sulla buona pratica della rotazione dei dirigenti, peraltro in osservanza della norme anticorruzione, non è stato ritenuto adeguato ai criteri di necessità, urgenza ed incombenza del danno, mentre altre norme hanno superato faziosamente questo giudizio, tipo i tirocini per i percorsi formativi, il parere preventivo del nucleo degli investimenti, norme interpretative in materia  di Via e cantieri di cittadinanza, e sanatorie sui pozzi esistenti nei pressi del Canale principale dell’Acquedotto. Su quest’ultimo punto, su cui nel merito ero d’accordo, c’è stato pure il voto favorevole dell’arcipelago vendoliano, che negli anni ha sempre osteggiato tali decisioni. Potenza del pregiudizio abbeverato dalla tattica politica.
Si badi: non che io fossi contrario a quelle norme. Anzi. Sin dall’inizio della seduta avevo sostenuto, mi controllino i costituzionalisti, che il Consiglio regionale era nella pienezza dei suoi poteri perché il periodo di amministrazione ordinaria decorre dal quarantaseiesimo giorno precedente alle elezioni. Nulla da fare.
L’Ufficio di Presidenza ha ritenuto che la mia opinione fosse infondata, e questo potrebbe pure starci, e che il Consiglio poteva legiferare solo al cospetto di atti necessari ed urgenti, con riferimento all’incombenza del danno.
A questo punto ti aspetti, per fedeltà alla decisione, che ogni provvedimento fosse assoggettato a questa speciale analisi: necessità, urgenza ed incombenza del danno.
Ed invece nulla di tutto questo.
Abbiamo approvato norme che, tranne qualche caso, non rispecchiano per nulla i criteri di necessità, urgenza ed incombenza del danno, alcune delle quali ammesse come emendamento nella seduta odierna dopo che i termini erano abbondantemente scaduti.
A questo punto il sospetto nasce spontaneo? Si volevano forse ‘castigare’ alcuni emendamenti, con la maggior parte che riguardavano soluzione di problemi ampiamente generali? È stato l’ultimo sospiro di modi politicisti da rottamare?
Probabilmente. Si guardi l’intero fascicolo della seduta odierna, emendamento per emendamento, per rendersene conto. Si verifichi la sussistenza, articolo per articolo, emendamento per emendamento, della ricorrenza dei requisiti di necessità, urgenza e danno incombente prima di esprimere un giudizio.
Che dire? Nulla. Per comodità politica potevo pure tacere. Ma sono fatto così, non mi piace galleggiare nel politichese e nelle tecniche relative a questo speciale rito.
Mi auguro solo che con la vittoria di Michele Emiliano si possa ottenere una significativa discontinuità con gli ultimi anni del periodo di governo del Presidente Vendola. Già questa sarebbe una bella notizia e un sollievo, ed è per questo che mi candido convintamente al suo sostegno.
E volete sapere come è terminata la seduta? Con la seguente dichiarazione del Presidente Introna: ‘Dobbiamo dare l’urgenza alla legge perché c’è una norma elettorale’. Ma come? Non erano tutte urgenti? Quando il lapsus svela l’intento”.
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