PRIMA DI PARLARE DI ACQUA BISOGNA STUDIARE COSI’ DA EVITARE L’ESPULSIONE DA SE STESSI


L’acuqa, bene comune.

Con un’intervista di questa mattina a La Gazzetta del mezzogiorno, Francesco Boccia ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“L’Acquedotto compra e vende acqua: ovvio che sia un bene pubblico, ma bisogna uscire dalla demagogia. Se l’acqua è pubblica, la Regione di Vendola dovrebbe darla gratis a tutti e, invece, in Puglia si pagano le tariffe più alte. Per questo sono per la statalizzazione delle imprese che detengono il patrimonio delle principali utilities, ma sulla gestione no: pretendo che le famiglie del San Paolo di Bari non paghino nulla e i benestanti come me e Vendola paghino di più. E, per farlo, occorre aprire le porte della gestione alla competizione tra privati, pur tutelando la maggioranza in mano pubblica.”

Dire che l’acqua è pubblica non è un punto di vista ma la conclusione condivisa di tutta la normativa vigente, compreso il codice civile.
Le ovvietà dunque non bastano, perché il tema in discussione è se il servizio idrico integrato (acqua, fogna e depurazione) debba essere gestito dal pubblico o, come prescrive il decreto Ronchi, dai privati anche a mezzo di società miste, con il socio privato detentore di una quota non inferiore al 40%.
La Giunta regionale della Puglia pensa che il Servizio idrico integrato debba essere gestito interamente dal pubblico e perciò ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale il decreto Ronchi.
Il problema di questa materia consiste nel fatto che molti parlano senza conoscere l’argomento e stupisce che tale intendimento disinformato sia posto a fondamento di una campagna di promozione politica svolta in nome del PD, il mio partito, che ha deciso di valorizzare la cultura liberale (fu Giolitti infatti a togliere la concessione all’Ing. Zampari – privato – e ad attribuirla al Consorzio per l’acquedotto pugliese – pubblico) e cattolica (art. 43 della Costituzione con il relativo rilievo dato ai servizi pubblici essenziali).
Mi chiedo: come si potrà mai fare l’alleanza con l’UDC se a botta d’interviste si revocano assieme il meglio della cultura liberale e cattolica? Boh!
Ma c’è dell’altro!
Che Vendola, Boccia e Amati non debbano pagare quanto un Cittadino del San Paolo è il meglio del disegno di legge che la Giunta regionale si accinge ad approvare; tale disegno “rivoluzionario” (perché contrasta le leggi vigenti sulla ritenuta competenza regionale a legiferare) è l’unica strada (si documentino i parlatori pret à porter) che la Puglia può tentare per evitare che le prescrizioni del decreto Ronchi (quello della privatizzazione) e del codice dell’ambiente facciano pagare a Vendola, Boccia ed Amati quanto paga un Cittadino del San Paolo.
La difesa del decreto Ronchi nella parte che riguarda la possibilità di gestire il servizio a mezzo dei privati (anche con società miste) è il fondamento normativo, assieme al codice dell’ambiente, in base al quale i ricchi pagano (e pagheranno) quanto i poveri, per cui sostenere la privatizzazione della gestione (anche in forma mista) e la giustizia (i ricchi paghino più dei poveri) non è demagogia ma una presa in giro.
Coloro che parlano dopo essersi documentati sanno bene che l’ingiustizia del sistema che la Giunta regionale vuole vendicare (eliminando la rilevanza economica del servizio) è stato possibile sino a questo momento temperarlo (con il sistema della tariffa agevolata e dell’eccedenza) solo grazie alla proprietà pubblica di AQP, come sanno bene tutti i Sindaci pugliesi riuniti nell’AATO (autorità di controllo sull’attività di gestione del gestore). Recentemente i Sindaci pugliesi, infatti ed all’unanimità, hanno fatto salti mortali per mettere assieme la necessità di investimenti per 1 miliardo e cinquecento milioni di euro (di cui solo cinquecento di finanziamenti pubblici) e il dovere di contenere la tariffa (è al 33^ posto quella pugliese – fonte Blue book – ci s’informi meglio) nonostante su di essa debbano andare a valere il residuo di investimenti per 1 miliardo.
Per svolgere questa complicata operazione, i Sindaci pugliesi, la Regione Puglia ed AQP hanno consumato nottate intere di studi ed approfondimenti, in virtù dei quali oggi siamo in grado di intenerirci di fronte ad affermazione che quanto ad inaffidabilità tecnica suscitano gli stessi sentimenti che un adulto prova guardando un bambino che in termini di compiacenza con se stesso attribuisce ai primi passi la stessa soddisfazione di un centometrista nei confronti del suo record del mondo.
Così va la vita!
Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se il piano approvato dai Sindaci avesse avuto come destinatario un gestore privato (anche in forma mista) di un servizio a rilevanza economica la cui previsione di utili nel migliore dei casi è pari a zero, perché molto opportunamente i Sindaci hanno deciso negli ultimi cinque anni di usare, confortati da un managment all’altezza, nei confronti di AQP la mano pesante nell’esigere l’efficienza.
La verità è come al solito contenuta in un insegnamento antico che ormai pare un trucco da sussurrare in segreto: per farsi strada bisogna studiare e prima di parlare bisogna conoscere l’argomento e ….. circa la comune militanza nel PD vorrei ricordare che sostenere argomenti così poco argomentati e così in contrasto con la cultura comune porta inevitabilmente all’espulsione da se stessi, sanzione molto più grave di quella che in queste ore e per miseri altri versi si sta minacciando a carico di chi con molto garbo sta segnalando punti di vista diversi.

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