Posidonia spiaggiata: rifiuto da non sprecare

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banquette“La migliore gestione delle coste non può prescindere dalla pulizia degli arenili e dal riuso della posidonia spiaggiata, che è funzionale a contenere, tra le altre cose, i fenomeni di erosione delle coste basse. La particolare quantità di questa risorsa vegetale che la natura deposita sulle nostre spiagge (100/150.000 metri cubi, rappresentanti il 5/6% dei rifiuti prodotti dalla nostra regione) ha bisogno, in attesa di una programmazione generale e integrata, di linee guida che stabiliscano la sua natura di rifiuto da non sprecare, possibilmente sancita attraverso l’approvando Piano regionale dei rifiuti. In questo senso, la V Commissione procederà nei prossimi giorni ad approfondire l’argomento, per verificare la fattibilità dell’iniziativa amministrativa.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, all’esito della riunione della V Commissione consiliare, convocata dal Presidente Donato Pentassuglia sull’argomento “Spiaggiamento Posidonia ed eventuale riuso”, nel corso della quale sono stati ascoltati in audizione il Servizio regionale Demanio, l’Autorità di Bacino, l’ARPA, il Laboratorio di ingegneria delle coste (LIC) e il CNR.

“Lo spiaggiamento della posidonia – dice – è argomento di notevole rilievo per le sue implicazioni geologiche e turistiche, al cospetto di una dinamica meteo-marina costantemente in mutazione. Non sfugge, naturalmente, il grave impatto sul turismo e sulla qualità dei servizi alla balneazione di tale fenomeno, che tuttavia non può declinare in favore di una mera rimozione, soprattutto giustificata dai cattivi odori che la fase di degradazione restituisce.

Per queste ragioni mi sembra indispensabile procedere, sia pur provvisoriamente, ad emanare apposite linee guida (ad integrazione delle varie ordinanze sulla balneazione che già prevedono prescrizioni utili), che abbiano l’ambizione di allargare al massimo il riutilizzo della posidonia a scopi di lotta all’erosione (per esempio attraverso l’insabbiamento, utile a formare una rete di protezione dalle mareggiate della sabbia).

La diffusione di tale pratica orientata al massimo riuso sarebbe inoltre utile a determinare un notevole risparmio; se infatti si assume la quantità massima – come detto – comunicata dal CNR (150.000 metri cubi annui), il ricorso a sistemi di stoccaggio tradizionali di questo rifiuto speciale (sia pur con esagerata generalità, perché tutto dipende dal mancato riuso, dai singoli contratti comunali di smaltimento e dalla particolare salinità del prodotto) determina un costo orientativo di 100 euro a tonnellata, raggiungendo quindi un costo di discarica, altrettanto orientativo, pari a 7.500.000 euro.

Con rigorose linee guida sul riuso si sancirebbe, quindi, l’emancipazione della posidonia dalla gamma dei rifiuti speciali, il suo utilizzo per importantissime opere di difesa del suolo e un notevole risparmio. A tacere d’altro, un grande passo in avanti.”

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