Liste di attesa, intervento integrale di Amati sulla proposta di legge in Consiglio regionale

TRASCRIZIONE INTERVENTO

“Signor Presidente, colleghi, la proposta di legge presentata non pone domande generiche su tutti i problemi della sanità e, ovviamente, non chiede e non dà risposte su tutti i problemi della sanità.

La proposta di legge si fonda su una serie di norme vigenti nel nostro Paese e su dei dati statistici in possesso della Regione Puglia, consultabili anche su internet. Ogni tanto mi fermo soltanto per attendere il cosiddetto “assestamento”. C’è un momento di assestamento. Io so, perché ho seguito tutto il dibattito, peraltro anche interessante…Sto aspettando l’assessore Di Gioia. Faceva interferenza. Solo per questo. Non c’è l’obbligo di ascolto. Stavo dicendo che la proposta di legge, e questo lo dico perché in questo lungo dibattito ho sentito opinioni che, in realtà, non sono conferenti con la proposta di legge, è fondata su una legge statale, e la legge statale è la n. 120 del 2007. Ebbene, la legge statale chiede che ci sia un progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria. Aggiunge, la legge statale, successivamente che, se ciò non accade, le conseguenze sono diverse, fino alla destituzione del direttore generale. Quindi, questa è la legge statale,princìpi generali a cui le Regioni devono attenersi.

Successivamente una Conferenza Stato-Regioni, in particolare quella tenuta il 18 novembre 2010, stabiliva all’articolo 3 che le Regioni garantiscono che lo svolgimento dell’attività libero-professionale non vada a detrimento dell’attività istituzionale e che hanno l’obbligo di definire anche le eventuali relative misure.

Il piano anti-corruzione per la sanità, in particolare nel capitolo “Aree di rischio specifiche”, chiede, a proposito dell’attività libero-professionale e le liste d’attesa,una particolare vigilanza proprio nel rispetto delle relative interferenze con l’attività istituzionale.

Un documento successivo dell’ENPAM segnala questo problema come causa delle liste d’attesa nel nostro Paese.

Perché ho fatto questa lunga rassegna normativa? Per dire che, senza la proposta di legge il rimedio, che non è sanzionatorio, e parlo subito della questione più controversa evidentemente, senza quel rimedio, che è un rimedio attuativo della legge statale nell’ambito della competenza concorrente tra Stato e Regione,ora, a quest’ora, oggi, sulla base dei dati in nostro possesso, le direzioni generali dovrebbero aprire dei procedimenti disciplinari in tutte le specialità in cui non c’è questo allineamento. Senza questo intervento.

Ora, poiché io sono dell’opinione che non è necessaria una sanzione per raggiungere il risultato, ma molto spesso è utile mettere in competizione – in competizione virtuosa – le persone per raggiungere il medesimo risultato, ecco che il rimedio dell’Emilia-Romagna, che abbiamo noi proponenti reso più ampio con il risultato migliore in Italia, in termini di attesa per ricevere le prestazioni sanitarie richieste ci è sembrato la soluzione più adeguata.

In Puglia esiste un Regolamento, un ottimo Regolamento, che spiega tutti i passaggi attraverso cui monitorare i tempi d’attesa, che però è carente nell’unica parte, e cioè le misure per rendere, per attuare il problema dell’allineamento. Questa è la questione normativa.

Io ho sentito parecchie obiezioni, però in realtà sono obiezioni che non riguardano l’apparato normativo italiano. Tipo, per esempio la più classica delle obiezioni che è provenuta anche dagli ordini professionali, o dai sindacati era che c’è carenza di personale: non so se lo avete sentito anche voi, io l’ho sentito ripetutamente: non si allineano i tempi perché c’è la carenza di personale. Ora, in realtà, questa questione non ha rilievo, perché il monitoraggio dei tempi d’attesa che la Regione Puglia fa per mezzo di InnovaPuglia, e lo fanno benissimo, se voi guardate i dati statistici fatti dalla Regione Puglia, sono davvero fatti bene, non tengono conto ovviamente della carenza del personale, ma dichiarano il disallineamento a parità di prestazioni richieste per le classi B, a breve, e D, differita, a parità di personale impiegato. Ecco perché non rileva, la questione del personale: perché viene monitorato a parità di personale impiegato, e a parità di ore lavorate, che non possono essere per legge e per il nostro Regolamento, con riferimento all’attività a pagamento, superiori a quelle che vengono effettuate nel regime istituzionale. Ecco perché l’ulteriore obiezione. Ma l’attività viene svolta fuori dall’orario di lavoro. Per cui, uno potrebbe lavorare quanto vuole. Non è pertinente. Il tempo di lavoro nell’attività a pagamento deve essere pari al tempo di lavoro nell’attività istituzionale. I dati della Regione Puglia, gli ottimi dati della Regione Puglia nelle due settimane indice, su cui si fa il monitoraggio, sono dati che su questo non lasciano spazio ad interpretazioni differenti.

Ecco perché di fronte a noi, adesso, non abbiamo tanto il problema ricostruttivo di tutta la vicenda che riguarda le liste d’attesa, quanto un problema di attuazione della normativa, la cui mancata attuazione realizza il quadro di esperienza, che credo abbiamo tutti quanti. Dato di esperienza rispetto al quale c’è una profonda differenza di risposta fra l’attività istituzionale – di risposta in termini di tempi – e l’attività libero-professionale. Tenuto conto che i tempi d’attesa sono Livelli essenziali di assistenza, anche il finanziamento delle misure per poter rimuovere il disallineamento deve essere effettuato all’interno del Fondo sanitario regionale, perché sono Livelli essenziali di assistenza. All’interno di questo va garantito tutto il processo di allineamento o di riallineamento delle prestazioni.

Qualcuno ha detto durante il dibattito: “A noi piace la soluzione toscana”. Solo perché è stato letto, magari, il dispaccio d’agenzia sulla soluzione toscana. Il Presidente della Regione Toscana la pensa come il collega Conca. Siccome lo dirà lui, io lo anticipo. Il Presidente Rossi pensa che l’attività libero-professionale vada eliminata. Ovviamente, il Presidente Rossi sa che non lo può fare la Regione. Lo può fare soltanto il Parlamento nazionale. Per cui, noi confidiamo che il collega Conca faccia valere il suo punto di vista con riferimento al Parlamento nazionale. Questo è un inciso scherzoso nei confronti di questa opinione.

Il Presidente Rossi propone – ed è notizia dell’altro giorno – una legge ancora più rigorosa rispetto a quella che proponiamo noi. In quale prospettiva? Nella prospettiva del danno temuto da parte di alcuni operatori sanitari, e cioè quello di non poter introitare i compensi della libera professione. Del resto, la proposta toscana, lungi dal dire “acquistiamo le prestazioni libero-professionali e le dirottiamo sull’attività istituzionale”, dice che i tempi da dedicare alla libera professione vengono dimezzati al 50 per cento e indirizzati la metà, il 50 per cento di quel 50 per cento, allo svolgimento dell’attività istituzionale. È un paradigma, secondo me, punitivo, io che ho inteso non punire o sanzionare, ma chiamare alla responsabilità competitiva i medici per provare l’allineamento o il riallineamento o la progressione dell’allineamento. Quindi, anche questa questione relativa alla Regione Toscana, che è stata usata, è una questione che francamente non ha molto rilievo né molta pertinenza.

Certo, di qui può nascere il vasto campo delle opinioni se questo servirà, servirà poco, servirà molto, ma qui stiamo alle opinioni. Un dato di partenza è quello che la legge statale, non qualcosa che verrà, e quello sarebbe nel campo delle opinioni, ma la legge statale, ci dice che bisogna allineare i tempi. Se uno non prevede nessun rimedio, da domani mattina io, dopo che ho conosciuto questo meccanismo complesso che sta sotto, perché prima non lo conoscevo a questo livello di dettaglio, dovrò chiedere, io come tutti, l’attivazione, lo ripeto, dei procedimenti disciplinari a carico dei disallineati, ovvero, così come prevede la normativa statale, fino al rimedio più estremo della destituzione. Ma noi non vogliamo portare questo, perché noi vogliamo che il sistema funzioni. Noi non vogliamo istituire il tribunale, perché il tribunale c’è già con la legge statale. È già messo su il tribunale, ed è la legge statale, articolo 4. È già messo su il tribunale.Noi vogliamo evitare il tribunale, perché noi vogliamo, invece, dare rimedi, così come è accaduto in Emilia-Romagna, affinché ciò non accada.

Ma questa norma, che è la norma che ha appassionato di più, in realtà è la norma più ovvia, perché rinviene dall’apparato normativo statale. Le altre norme ci sembrano più importanti.

Articolo 1: monitorare continuamente l’attività e pubblicarla sui siti internet. Io ho fatto una esperienza: fino a qualche settimana fa, sui siti internet delle aziende pugliesi non c’era nulla in questa materia, nonostante ci sia un obbligo che rinviene dalla legge. Adesso, lentamente c’è qualcosa, compresa la contabilità analitica delle prestazioni libero professionali. Non c’era nulla. Ancora manca quella dell’Università. Ho fatto istanza di accesso civico all’Università, per richiedere la pubblicazione. Non sono scaduti i trenta giorni e annuncio che alla scadenza utilizzerò i rimedi, perché serve a noi come Regione Puglia, per capire. Perché è facile dire: la colpa è della Regione, la colpa è del Presidente Emiliano, la colpa è dei consiglieri regionali tutti, quando magari su un aspetto non abbiamo alcuna colpa.

Non abbiamo alcuna colpa, invece siamo inghiottiti da un’ipotesi di responsabilità diffusa che molto spesso non abbiamo, proprio perché non funziona il sistema di monitoraggio. Peraltro, poiché non appena ho presentato la proposta di legge, generosamente, tanti operatori del Sistema sanitario si sono peritati di darci e darmi le informazioni migliori, quelle che potessero indirizzare al punto più specifico, ci sono state preannunciate delle cose, dalla pubblicazione dei dati, che in realtà avrebbero profili molto problematici sul piano amministrativo.

Inoltre, infine, il monitoraggio legato all’istituzione del responsabile unico delle liste d’attesa, il quale se non raggiunge gli obiettivi ha la decurtazione della retribuzione di risultato, realizza un quadro in cui la legge tiene da sola il raggiungimento di questo obiettivo e ne raggiunge un altro, lo dico concludendo il mio intervento. Raggiunge la possibilità che l’attività libero professionale sia in pareggio. Non so se voi colleghi siete a conoscenza che la legge statale richiede che l’attività libero professionale con le caratteristiche di cui vi ho detto, debba essere svolta in pareggio, nel senso che la ASL non deve subire alcuna perdita daquesta attività. Uno se va a prendere il bilancio analitico e non lo trova, prende il bilancio complessivo e va a “sfruculiare”.

Io ho “sfruculiato” grazie all’ottimo ufficio che è stato istituito in questa legislatura del Consiglio regionale, e di questo do pubblico merito alla Presidenza del Consiglio regionale, alla Segreteria generale, perché sono persone in gamba, dotate. Ho sottoposto la questione. Con uno studio approfondito, sono riusciti – loro, io non ho detto nulla per non condizionare – a ricostruire la vicenda del pareggio di bilancio e sono giunti a una conclusione provvisoria, perché tutti i dati non li abbiamo, che si afferma in alcuni casi il pareggio e in altri un leggero incremento, però senza tener conto delle spese di amministrazione, delle spese generali e delle spese o, meglio, del mancato introito da ticket. Ne viene fuori uno sbilancio.

La legge, invece, dice che deve essere bilanciato. La legge statale – non la proposta di legge Amati, Cera, Colonna e Mennea – dice che, a seguito di sbilancio, che si potrebbe vedere soltanto con il bilancio analitico (che non c’è, quindi si fa una lunga ricostruzione), l’attività a pagamento dovrebbe essere sospesa.

Io ho provato a fare la mia relazione nella neutralità degli argomenti. Ho visto anche comunicazioni alla stampa che andavano un po’ oltre la neutralità, si dilungavano su questioni che non attenevano allo stretto nesso della proposta di legge. Io vorrei che il dibattito, che eventualmente dovesse svilupparsi su questo argomento, possa essere un dibattito fondato su questi dati statistici e normativi. Fuori di qui vale tutto. Fuori di qui vale il negare l’esistenza o la validità di questa soluzione come soluzione del problema e vale anche la demagogia.

Qualcuno ha detto che è una soluzione demagogica. La soluzione demagogica sarebbe stata ove fosse stata affrontata al di fuori dell’apparato normativo, ma se affonda nell’apparato normativo, nell’apparato contabile, nelle omissioni relative all’apparato normativo e contabile di rango statale, rispetto alle quali noi dobbiamo soltanto svolgere una osservazione adeguata, io devo segnalare la mia diserzione. Sarò renitente. Non si può accedere. Non risponderò mai – lo dico a tutti – a opinioni o provocazioni che vadano al di là di questo campo, così dettagliatamente descritto dal legislatore, perché è patrimonio di tutti, è sofferenza di tutti. Peraltro, ieri l’Istat lo ha anche detto in audizione alla Camera. Quando è stato sentito il Presidente facente funzioni, è stato sentito per commentare e per dare la loro opinione sulla manovra, al punto 2.5 della relazione dell’Istat dice, il Presidente facente funzioni: “La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste d’attesa complessivamente riguarda circa due milioni di persone, il 3,3 per cento dell’intera popolazione, mentre sono oltre quattro milioni le persone che vi rinunciano per motivi economici, il 6,8 per cento”. Questo è un dato statistico di realtà rispetto al quale noi diciamo che la sanità è per i ricchi. Io ho fatto un’altra esperienza, io ho capito che il rimedio per scalare le liste d’attesa a pagamento, che teoricamente dovrebbe essere appannaggio dei ricchi, dove per ricchezza si intende sia il denaro sia soprattutto le relazioni sociali, va a finire, invece, che il ricco in questo senso è quello che ha sempre un buon amico. Per cui, il problema segnalato dall’Istat è un problema che ci tocca e tocchiamo con mano ogni giorno, tutti noi consiglieri regionali, perché noi, siccome veniamo eletti con il sistema della preferenza, cioè ci preferiscono, immagino che a me come a voi capiti che ogni giorno c’è qualcuno che ci racconti questa straordinaria esperienza umana e di vita.

Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di presentare la proposta di legge, sulla quale vi chiediamo un’analisi neutra e la possibilità, eventualmente, di ricevere il voto favorevole dell’Aula”.

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