Dissesto Melfi – Amati, domani un incontro aperto alla stampa.

L’ intervento di consolidamento della frana di Melfi che, spostandosi a velocità sostenuta, rischia di provocare danni alla condotta “Ofanto” dell’Acquedotto Pugliese e alla viabilità stradale e ferroviaria, sarà al centro dell’incontro convocato per domani, venerdì 29 gennaio, alle ore 12.00, presso la sede dell’assessorato regionale alle Opere Pubbliche, dall’assessore Fabiano Amati. L’incontro, il quarto sull’argomento, sarà aperto anche alla stampa.
Il tavolo sarà utile per fare il punto della situazione rispetto agli impegni economici che tutti i soggetti coinvolti saranno chiamati ad assumere nell’ambito delle rispettive competenze, ivi compresa la Regione Puglia. Sarà inoltre l’occasione per verificare lo stato degli interventi stabiliti a tutela della condotta “Ofanto”.
Per questo, rappresentanti della Regione Basilicata, della Regione Puglia, dell’Acquedotto Pugliese e di quello Lucano, delle prefetture di Bari e Potenza, dell’Aato, del Comune di Melfi, dell’Amministrazione Provinciale di Potenza, del Compartimento Viabilità della Basilicata, della Protezione Civile, dell’Anas e delle Ferrovie dello Stato si siederanno intorno ad un tavolo per far convergere competenze ed esigenze di tutti verso una possibile soluzione.
La scelta di intervenire sul consolidamento del movimento franoso, indispensabile per tutelare l’incolumità dei cittadini, è nata a seguito di una serie di incontri svoltisi sullo stesso tema durante i quali si è cercato di raggiungere una soluzione utile da un lato alla tutela della condotta “Ofanto” dell’Aqp, nata come bypass della galleria Pavoncelli, dall’altro alla difesa della sicurezza della viabilità stradale e ferroviaria.
Per quanto riguarda gli interventi a tutela della condotta, durante le scorse riunioni si è deciso di realizzare un’opera di delocalizzazione in una zona completamente sicura, per un importo di 10 milioni di euro e, contestualmente, poiché i lavori di dureranno almeno un paio d’anni, si è deciso di eseguire un’opera di temporanea messa in sicurezza che prevede una sorta di bypass di circa 200 metri di altezza.

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