DDL sul femminicidio utile ma bisogna rivedere il “diritto di famiglia”

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alt“Nel giusto e utile disegno di legge regionale per prevenire nell’ambito della cura sociale la tragica sequela di omicidi ai danni delle donne, ritengo opportuno pensare anche ad interventi che siano in grado di contenere alcune cause dei conflitti di coppia, o familiari, generalmente alimentati da un ‘diritto di famiglia’ non più in grado di reggere l’epilogo delle relazioni affettive e i relativi strascichi. In alcuni casi, infatti, la cronaca ci restituisce la notizia che è proprio il ‘diritto di famiglia’ vigente ad alimentare conflitti, generando raccapriccianti omicidi, lesioni o percosse per impeto. Guardare al fenomeno anche dalla prospettiva sociale del potenziale carnefice, senza mai giustificarlo, naturalmente, potrebbe evitare che le leggi si facciano senza considerare alcuni fattori socio-economici scatenanti di grande rilievo e incidenza”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Non sfugge – dice – che la riforma del ‘diritto di famiglia’ è fuori dalla portata del legislatore regionale e che spetta al Parlamento nazionale pensare, per esempio, all’abrogazione della separazione con addebito, all’introduzione del divorzio breve e dei patti prematrimoniali, e alla revisione della disciplina sul mantenimento e gli alimenti, realtà spesso causa di crimini nei confronti delle donne. Tuttavia, spero che l’encomiabile iniziativa annunciata dal Governo regionale possa diventare occasione per anticipare dal punto di vista sociale gli effetti che si potrebbero raggiungere con l’agognata riforma del ‘diritto di famiglia’.

Penso, per esempio, alla sottoscrizione da parte della Regione di convenzioni (o accordi) con i tribunali pugliesi, per fare in modo che l’art. 145 del codice civile (intervento del Giudice in caso di disaccordo tra i coniugi) possa essere realmente utilizzato come strumento di riduzione dei conflitti.

Penso ancora, e sempre per esempio, a interventi di ascolto, ricovero e sostegno economico alla condizione di povertà che deriva dai provvedimenti di separazione e divorzio. Cresce a dismisura, generalmente, la ‘creazione’ di una categoria di nuovi poveri, al punto che la fine di una relazione affettiva è divenuto lusso per ‘ricchi’. La condizione di povertà che si forma in conseguenza di una separazione e divorzio, molto spesso diviene utile a fabbricare il rancore, che alcune volte, in modo deprecabile e senza che nulla possa giustificarla, si trasforma in furia omicida.

Aggiungere alle giuste intenzioni del disegno di legge queste problematiche e soluzioni, o altre, sembra utile a preservare la vita e a generare una nuova educazione per far accettare a tutti, e con maggiore equilibrio, il mutamento della sfera affettiva, che sempre più spesso la vita inesorabilmente presenta.”

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