Amati, Pavoncelli Bis “Richiesto stato emergenza a Protezione Civile”

“Ho richiesto la dichiarazione dello stato di emergenza della Pavoncelli alla Protezione Civile e quest’ultima ha verificato positivamente la sussistenza dei presupposti che, a questo punto, dovrebbero essere sanciti da una deliberazione del Consiglio dei Ministri”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati a margine del secondo incontro interistituzionale che si è svolto oggi a Roma presso il Dipartimento di Protezione Civile per risolvere il problema della galleria Pavoncelli bis. All’incontro, presieduto dal vice capo del Dipartimento della Protezione Civile, prof. Bernardo De Bernardinis, hanno preso parte anche il commissario straordinario per la Pavoncelli bis, ing. Roberto Sabbatelli, rappresentanti dei Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e una delegazione dell’AQP.

“Domani chiederò alla giunta regionale di ratificare con delibera la richiesta di emergenza avanzata oggi – ha continuato l’assessore Amati – affinché il Consiglio dei Ministri, nel corso della prima seduta utile, possa assumere ogni e più opportuna decisione. L’incontro di oggi – ha spiegato l’assessore regionale alle Opere Pubbliche – ha messo quantomeno ordine in un procedimento lento e costoso che, senza l’impegno costante di tutti, potrebbe comportare il crollo della vecchia Pavoncelli in una zona altamente sismica e con conseguenze catastrofiche su più di ¼ dei cittadini pugliesi che si vedrebbero privati di acqua”.

La “Galleria Pavoncelli” fu realizzata nei primi anni del 900; a seguito del terremoto dell’Irpinia del 1980, venne danneggiata e si decise di realizzare una nuova condotta (Pavoncelli bis) parallela alla prima, affinché la flessibilità nell’uso della prima e della seconda consentisse le operazioni di manutenzione senza interruzioni del servizio. I lavori della Pavoncelli bis furono avviati nel 1990 e sospesi nel 1992 a causa di difficoltà derivanti dall’elevato flusso d’acqua e da soluzioni temporanee di contenimento che all’epoca non furono sufficienti per consentire la ripresa dei lavori. Il cantiere, però, non fu mai riaperto anche a causa dell’insorgenza di complesse e defatiganti vicende amministrative e giudiziarie. Allo stato, l’unica ipotesi possibile di ripresa dei lavori è costituita dall’adozione di un apposito decreto della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la Protezione civile, considerate la disponibilità delle risorse finanziarie e l’avvenuta aggiudicazione dei lavori.

 

 

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