Amati – Dati Codacons confermano ingiustizia privatizzazione acqua

“Constato con rammarico che ancora una volta il governo nazionale non fa altro che pensare agli interessi di pochi, anzi pochissimi, a scapito della comunità intera a cui invece dovrebbe indirizzare la propria azione, facendosi promotore di una privatizzazione dell’acqua che, oltre a sopprimere qualsiasi criterio di giustizia ed equità, a garantire floridi guadagni attraverso banda larga e fanghi, comporterà un aumento medio delle tariffe pari al 30% in 3 anni”. Lo afferma l’assessore regionale alle Opere pubbliche Fabiano Amati, riferendosi ai dati diffusi dal Codacons secondo cui «se nel 2009 una famiglia media italiana ha speso 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d’acqua potabile, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all’anno, con un incremento di 80 euro, pari appunto al 30%, determinandosi «un aumento del costo del servizio a carico dell’utenza, generato dalla necessità per i privati di fornire una attività che sia per loro remunerativa.  

“Stiamo combattendo – ha spiegato Amati – da mesi questa battaglia contro una privatizzazione insensata che inevitabilmente porterà ad assoggettare la gestione del servizio idrico integrato alla logica del profitto, a scapito dei diritti di tutti e delle tasche dei cittadini. Il governo nazionale crede di poter applicare in ogni ambito sociale lo stesso atteggiamento, ovvero quello che predilige gli scopi di pochi sopprimendo i diritti dell’intera collettività. Oltre a sostenere il costo del servizio dunque, gli utenti finiranno per pagare anche il profitto del privato.

La nostra è una battaglia per la difesa della gestione pubblica del servizio idrico integrato, non dell’acqua in sé che ovviamente sappiamo bene essere un bene pubblico anche secondo quanto stabilito dal nostro codice civile. Ci muove un profondo senso di giustizia ed equità, che ci ha permesso per esempio di portare in città non servite investimenti ingenti per finanziare depuratori per un esiguo numeri di allacci, cosa che naturalmente nessuna azienda privata avrebbe fatto. I cittadini delle comunità più piccole – ha concluso – hanno gli stessi diritti di poter usufruire del servizio idrico integrato rispetto agli abitanti delle grandi città: è questo il principio che muove la nostra difesa ad oltranza dell’acqua pubblica”.

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