Mercoledì 14 Febbraio 2018 11:36    PDF Stampa E-mail
Fasano avrà il suo festival della scienza, la Regione Puglia finanzia il progetto

piazza ciaia«Fasano avrà il suo festival della scienza. La Regione Puglia ha finanziato l’importante evento, in programma per un triennio, per un ammontare di € 120.000, a cui si aggiungeranno i fondi dei partner privati».

IMG 6460Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati.

«Com’è noto l’idea nacque in occasione del convegno su scienza e politica svoltosi a Fasano nel marzo scorso con la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo. Il festival prevede un programma originale di approfondimento divulgativo degli argomenti scientifici, per mettere in moto un meccanismo virtuoso tra le scoperte scientifiche e le decisioni politiche. Il progetto prevede la partecipazione di autorevolissimi esponenti del mondo scientifico e una serie di attività realizzare con il coinvolgimento delle scuole».

 

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IL PROGETTO IN SINTESI  

- lo sfondo e l’orizzonte

Dopo almeno un ventennio di prevalente interesse per le scoperte e le conquiste della ricerca bio-medica e genetica (a far data almeno dalla clonazione della pecora Dolly, nel 1996), la scoperta sperimentale del bosone di Higgs nel 2012 e l’ennesima conferma, solo lo scorso anno, del postulato di Heinsten relativo all’osservazione nell’universo delle increspature prodotte dalle onde gravitazionali, hanno riproposto al centro dell’interesse, perfino mediatico, il rinnovato impegno dei laboratori di fisica di tutto il mondo. 

Ma è tutto il lavoro scientifico a registrare un crescente interesse, anche presso settori dell’opinione pubblica prima lontani se non del tutto indifferenti al progresso delle scienze. L’annuncio annuale dei premi Nobel, per la Fisica, la Chimica, la Medicina e la Fisiologia viene seguito ed è atteso, al pari di quelli umanistici e più politici, per la letteratura, la Pace e l’Economia.  

I travolgenti progressi nel campo della computer science e dell’information technology; gli altrimenti inspiegabili successi nella cura di patologie complesse e fino ad alcuni decenni fa nemmeno trattabili; la quantità e la qualità della vita conquistata per tutti dalla scoperta dei vaccini e della profilassi sanitaria; le prospettive nel campo delle staminali, degli Ogm e del cosiddetto genome editing;  il nostro vivere quotidiano guidando automobili, viaggiando su aerei e treni, vivendo in case sempre più governate dalle ricadute tecnologiche di ricerche sviluppate nei laboratori di tutto il mondo, ci rendono attori di un’accelerazione del progresso dell’umanità senza paragoni nella sua storia evolutiva. 

Ciò che fa comprendere anche le ragioni di alcuni timori, le incertezze e le preoccupazioni che in molti paventano di un’esistenza governata dalle macchine, di un’umanità asservita alla tecnica e agli interessi di chi governa il complesso apparato della ricerca scientifica e delle sue ricadute tecnologiche e sociali. Di fronte alle complessità dei processi di globalizzazione e nel perdurare di sacche di immensa povertà e, addirittura, di crescente disuguaglianza, c’è che rimpiange un passato ricordato come più umano, rispettoso dell’ambiente, vicino ad un modello di “umanità” idealizzata come più naturale. Se si prendono tre delle questioni sociali ed economiche che da decenni occupano l’interesse della politica e della società civile, cambiamenti climatici, approvvigionamento energetico, la possibilità di modificazione genetica degli organismi viventi, si comprende bene come lo sviluppo della scienza possa, a un tempo, rappresentare l’orizzonte di un progresso ancor più fondamentale, nello stesso momento in cui fa da sfondo a paure millenaristiche, rigurgitando antiche scaramanzie, condannando l’uomo per le sue smanie prometeiche.

Rimane che il lavoro quotidiano della scienza, la vita di ogni singolo cittadino, le decisioni della politica non possono essere più considerati come ambiti separati. Semmai l’idea di alzare muri, costruire paratie stagne possa aver sedotto élite del passato, la porosità dell’attuale presente impegna tutti al dialogo: anche quello non immediato e assai complesso che obbliga il mondo della scienza a confrontarsi con l’opinione pubblica e il quotidiano agire della politica.

Di qui la proposta di un appuntamento, con iniziale programmazione triennale, che crei le condizioni per questo dialogo, una progettazione unica ma articolata per discipline a tematiche trasversali, così da rispondere  ad una più generale domanda: quella che interroga i modi della decisione, perché e come le società provano a prevedere, sulla base di aspettative, “in che modo andranno le cose” o a immaginare “cosa servirebbe fare per migliorare le cose”, e come conseguentemente scelgono tra alternative diverse, scenari futuri, compatibilità e conformità da controllare sul campo e nel tempo. 

Oggi, raccontare la scienza e la tecnologia e insieme discutere del rapporto tra queste e l’economia, la politica e il diritto, significa interrogarsi sui valori e i modelli della democrazia. 

Lo sfondo storico ed epistemologico è di grande suggestione. Almeno a far data dall’inizio del XVII° secolo, scienza e democrazia condividono molteplici aspetti metodologici e fini etico-politici. Il rifiuto dell’autorità, il rispetto dei fatti, la trasparenza delle critiche, la libertà di comunicazione e di accesso ai risultati: sono solo alcuni dei valori propugnati dalla rivoluzione scientifica inaugurata da Copernico e poi assimilati, in politica,dalle moderne democrazie. Essi si trovano negli statuti delle primesocietà scientifiche che, appena più tardi, durante l’Illuminismo ha permesso a paesi quali Inghilterra, Stati Uniti, Olanda, Germania, Italia e Francia (negli ultimi tre in modo più altalenante) uno sviluppo di conoscenze e benessere diffusi mai realizzati prima nella storia dell’umanità. La rivoluzione scientifica è servita da impulso per la rivoluzione democratica, e infatti sono molteplici le dottrine e i pensatori fortemente influenzate da questo sapere – Franklin, Jefferson, Montesquieu, nonché diversi membri della House of Lords britannica – idee e personaggi coinvolti in modo diretto nelle rivoluzioni che hanno portato alla formulazione dei diritti umani fondamentali. Successivamente, tra Ottocento e Novecento, i paesi che hanno creduto nel progresso offerto dal metodo scientifico hanno raggiunto i migliori parametri socio-economici – in essi, cioè, sono diminuiti omicidi e tasso di corruzione, e sono invece aumentate la ricchezza procapite, l’aspettativa di vita media dei cittadini e la libertà di stampa.

Più in generale, ci si può domandare se non sia stata la diffusione di alcune componenti cognitive del metodo scientifico a formare in alcune società una proporzione sufficiente di popolazione in grado di sfruttare efficacemente e di apprezzare il sistema di regole sulla base del quale si svolge il gioco democratico. Si tratta di un argomento oggetto – tanto in politica che nella storia della scienza - di studi approfonditi e che hanno indicato comel’istruzione, e in modo particolare il miglioramento delle capacità cognitive che caratterizzano l’intelligenza e un elevato livello di cultura scientifica e tecnologica, sono positivamente correlate con la ricchezza economica di una nazione e la qualità della sua vita democratica.

All’orizzonte, appunto, la qualità della vita democratica. Il progetto che proponiamo, nella sua visione complessiva e poi nell’articolazione anno per anno, nelle tre iniziali edizioni che immaginiamo, si pone l’obiettivo di una interrogazione comune, tra ricercatori, scienziati, operatori dell’informazione, pubblica opinione, mondo della scuola e dell’università: una domanda e una proposta di pubblica discussione sui modi in cui la qualità della vita democratica  sia più garantita, e con quali modalità,dalle conquiste della conoscenza, dai successi che si registrano nei laboratori di tutto il mondo, tutto ciò nel necessario e ineludibileconfronto con le risorse e la sostenibilità economiche, così come con il quadro normativo giurisprudenziale di riferimento. La qualità della vita democratica tra scienza&tecnologia, economia e diritto: questione politica per eccellenza.

- le edizioni e i formati

Un Festival si distingue per il respiro programmatico, con l’idea che l’oggetto della sua riflessione si declini:

- per edizioni, così da sviluppare il rapporto con il territorio, stabilendo un’agenda di questioni che non possono essere tutte affrontate alla stesso momento e, al contempo, favorendo una verifica dei temi discussi nella dimensione dell’appuntamento periodico, confermato anno per anno;

- in diversi formati, nell’alternarsi di lectio magistralis, dialoghi, focus di approfondimento, proposte di spettacolo, role-playing, interviste, eventi speciali, proposte per le scuole e l’Università, uso dei social-media, così da raggiungere altrettanti differenti pubblici;

- con un largo uso di conseguenti nuovi linguaggi per la divulgazione dell’innovazione tecnologica.

Un festival che sia nuovo anche per come affronta i temi in agenda, costruendo una sorta di esperienza collettiva di processo deliberativo a partire dall’analisi/audizione degli esperti invitati.

Il palinsesto va costruito alternando formati e pubblici, costruendo una proposta complessiva in grado di soddisfare tanto i cultori della materia che il pubblico dei non addetti; deve dare spazio alla divulgazione più essenziale come anche agli approfondimenti di nicchia.

Considerata la vocazione del Festival - quello di un confronto tra la scienza&tecnologia,  pubblica opinione, quadri di riferimento economico e giurisprudenziale, e la Politica come sintesi virtuosa di tutte queste istanze e valori - andranno privilegiati i temi e i formati in grado di illustrare e far comprendere ai cittadini i diversi modelli della “decisione”: come si forma, come si delibera, come si attua, come si giustifica, come eventualmente si ri-formauna decisione politica sulla complessiva qualità della vita democratica. Su tutto: in che modo la scienza, la consapevolezza del metodo scientifico, può essere d’aiuto.

- Il periodo

Si propone una collocazione temporale nel periodo del primo autunno, tendenzialmente nella seconda metà del mese di Ottobre. Oltre ad evitare la sovrapposizione con altre, molte iniziative culturali italiane e anche dell’area pugliese, la scelta risulta centrale nell’opportunità/necessità di un forte coinvolgimento del mondo della scuola e dell’università. Ottimale sarà una programmazione che vada, almeno, da un Giovedì alla successiva Domenica, concentrando gli appuntamenti con il grande pubblico durante i fine settimana, mentre il lavoro con le scuole e con le facoltà universitarie verrà programmato nei giorni feriali.

Non da ultimo, la scelta di un periodo di poco successivo l’annuncio annuale, da Stoccolma, dell’assegnazione dei Premi Nobel, risulta particolarmente appropriato in funzione di una possibile articolazione delle prime edizioni, come da considerazioni che seguono nella sezione relativa.

- il territorio 

La scelta di Fasano si colloca nella tradizione della valorizzazione paesaggistico-naturalistica e del patrimonio storico-artistico dei mille borghi che caratterizzano la penisola italiana. Non è un caso se, negli ultimi decenni, i festival artistici e culturali di maggior successo si sono organizzati o nelle medie e piccole città di provincia o in piccoli ma affascinanti comuni come è stato ed è per il festival della mente di Sarzana. L’evento – che sia di valore artistico, scientifico e culturale in genere - si sposa in maniera ottimale con le dimensioni del piccolo borgo e con l’opportunità di promuovere un territorio meno conosciuto e che il turismo di qualità predilige. Fare di Fasano, un po’ com’è stato nei decenni scorsi per Erice, un centro di elaborazione della riflessione a cavallo tra scienza&tecnologia, economia, il diritto e la politica, garantisce anche di un potenziale grande ritorno sul piano generale dell’immagine e su quello più specifico della scoperta/riscoperta turistica, con la valorizzazione delle bellezze naturali e di quelle artistiche, non dimenticando le eccellenze eno-gastronomica.

- Le dimensioni

Una programmazione con non più di 30 eventi rivolti al grande pubblico, distribuiti nei due we della manifestazione, che si aggiungerebbero agli appuntamenti disegnati appositamente per le scuole e per/con l’Università.

- le prime tre edizioni

Stoccolma a Fasano potrebbe essere uno dei formati da proporre negli incontri con il grande pubblico, commentando l’assegnazione quasi in presa diretta e chiarendone il valore sia dal punto di vista della ricerca di base che da quello delle ricadute tecnologiche, economiche, politiche in generale.

Stoccolma a Fasano, potrebbe diventare anche il titolo di almeno due concorsi:

- il primo, tra gli studenti dei diversi ordini scolastici e che potrebbe premiare i migliori lavori di ricerca e documentazione a partire dall’assegnazione dei Nobel di ogni edizione;

- il secondo per giovani under 35 che propongano il miglior progetto di start-up nell’ambito delle discipline guida dell’edizione.

Come focus delle prime tre edizioni ci si potrebbe, in parte, concentrare su alcuni raggruppamenti disciplinari omogenei, del tipo: 

2017: scienze naturali, chimica, biologia, genetica e medicina

2018: matematica, cibernetica, computer science, informatica

2019: fisica, ingegneria, astronomia

Il focus particolare non esclude che, anno per anno, non vengano affrontati e discussi temi e ambiti disciplinari di versi da quelli “guida”, tantomeno il necessario ancoraggio ai temi economici, del diritto e più generalmente politici che sarebbe ogni anno trasversali; la proposta vuole solo permettere un approfondimento per macro aree, sulle quali costruire e ancorare i singoli appuntamenti e la scelta degli ospiti. 

 
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